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29 Giugno 2009

Un omaggio alle terre della Sibilla

Una panoramica sul fenomeno ‘Turismo’ e sulla sua implicazione nelle strategie di marketing e comunicazione. Una guida di approfondimento, realizzata attraverso case history e news del settore.
Tra i collaboratori di quest'area Annamaria Piscitelli.
Giornalista, studiosa ed esperta di miti, simbologie, religioni, tradizioni filosofiche occidentali, ermetismo classico, alchimia, scienze della natura, medicine antiche, e particolarmente attenta alle culture mediterranee e mitteleuropee coniugate al femminile. Transitata attraverso esperienze editoriali, affiancate all’attività giornalistica, ha dato vita al Progetto Elissa, vero e proprio laboratorio culturale atto a coniugare ambiente, cultura e tradizioni sibilline, organizzando seminari di studio, conferenze, tavole rotonde e convegni internazionali a tema. Saggista, è anche autrice di testi divulgativi sulla Sibilla appenninica e le sue terre, nonché di numerosi articoli culturali su riviste e svariati quotidiani. Relatrice in numerose conferenze a livello nazionale, ed esperta di comunicazione ed eco-alfabetizzazione, è oggi dedita alla Formazione, specie giovanile.
Inoltre sta sperimentando un progetto di attualizzazione del back-ground culturale di territori e aree poste ai margini dei circuiti turistici, rivalutandone culturalmente specificità, risorse e know-out d'inserimento nei circuiti del marketing territoriale e della comunicazione.


1. 18-02-08: Diamanti neri made in Italy

Un antico filone di diamanti neri, tanto inesauribile quanto in crescita esponenziale, localizzato al centro-Italia in territorio umbro-marchigiano, in quell’area circostante la catena appenninica dei Monti Sibillini e inserita nell’omonimo Parco Nazionale, costituisce il cuore duro e inespropriabile del business delle tipicità esclusivamente italiane.
Nonostante lo scandaloso tentativo di una decina di anni fa di surrogarne autenticità e primato da parte dei soliti Cinesi, l’unica e legittima dinastia del Tuber Melanosporum Vittadini regna sovrana sotto lo scettro di RE TARTUFO NERO DI NORCIA che da 45 anni tra la fine di Febbraio e i primi di Marzo invita a corte tutti i suoi estimatori e adulatori nazionali e internazionali per far mostra di sé in una sfarzosa kermesse di profumi, sapori e… saperi.
Questo tubero regale, quale esito quintessenziale di mitiche e sensuali alchimie fra elementi primordiali (negra terra, cerulea pioggia, fuoco di folgore), è stato venerato nel corso dei millenni (pare fosse noto già 3000 anni a.C.) come cibo degli Dei e celebrato dai più famosi vati della Storia biblica, greco-romana, medievale, moderna e contemporanea, per le sue proprietà afrodisiache oltre che per le sue qualità nutrizionali (è infatti denominato carne vegetale perché ricco di proteine, sali minerali, sostanze azotate, acidi organici, materie grasse, idrati di carbonio e cellulosa) e medicamentose (antidolorifiche e antibiotiche). Ma per secoli le misteriose origini e l’intrinseca natura di questo figlio del fulmine e della pioggia d’Autunno sono state oggetto di dispute fra scienziati e filosofi e la sua cerca, quasi paragonata a quella del Graal, considerata prerogativa di maghi o teste coronate. Ancor oggi un certo mistero persiste… e, nella fantasia della gente dei Sibillini popolata di magiche leggende su fate, streghe e sibille, le tartufaie naturali sono localmente chiamate cerchi delle streghe attribuendo l’assenza di tappeto erboso causata dalla presenza di potente antibiotico ed eccesso di ormoni emessi dal prelibato tubero ipogeo, alle circolari danze sabbatiche di erotiche ed eretiche creature. Anche la compagnia, per i tartufai, dell’inseparabile cane che ne fiuta e indica la presenza, pare echeggiare un rituale sciamanico che vede nell’animale totemico la guida e il tramite per poter carpire indenni, alle infere cavità, il prezioso tesoro.
Ed è sul back-ground di un parterre culturale fatto d’intrecci tra metafore mitologiche, suggestioni popolari, ricerche scientifiche e di settore, che si apre lo scenario di un business milionario, di un marketing capillare che si insinua in ogni interstizio dell’economia nazionale e internazionale. Apposite leggi regionali stabiliscono che la raccolta dei tartufi è libera nei boschi, nei terreni incolti e lungo i corsi d'acqua classificati pubblici. Le tartufaie private devono invece essere delimitate da apposite tabelle. Ai cavatori la legge prescrive l'obbligo di ottenere un'autorizzazione rilasciata dalle Comunità Montane, previo il superamento di un esame. Ciò che si riesce meno a regimare, è il mercato dei prezzi per commercianti ristoratori e privati consumatori, nonostante l’esistenza di una vera e propria Borsa del Tartufo o Borsino di quotazioni che ne garantisce, inoltre, periodo di raccolta, pezzatura e qualità. Stando alle ultime quotazioni nazionali del 30/01/08 dello stesso Nero Pregiato, apparse sul Borsino del Tartufo, e in attesa della Mostra Mercato Nazionale NERO NORCIA (www.neronorcia.it) del 22-23-24-29 Febbraio e 1-2 Marzo p.v., si potrebbe azzardare un budget di partenza che, complici la rarità e la reperibilità del prodotto, dettate solo dalla Natura e dalle condizioni atmosferiche nei mesi antecedenti la raccolta, potrebbe schizzare oltre ogni previsione fino a raggiungere picchi inimmaginabili e cifre da capogiro, come documentato nel Bilancio Borsa del Tartufo 2007 di Asti, stilato dall’esperto sul sito www.astiturismo.it
Parallelamente alla costituzione di associazioni e cooperative localmente dislocate per favorire la commercializzazione diretta del prodotto (la cui freschezza, va sottolineato, è indispensabile per esaltarne gusto e proprietà) il marketing è transitato sul web (coop. Il Tartufo – Norcia) e nella vendita one-line (vedi: Trovatartufi: il Portale sul Tartufo fatto dai ricercatori di tartufi italiani). Ma è d’obbligo chiedersi: quanto quoteranno le azioni dei diamanti neri di Re Tartufo di Norcia quest’anno? Si potrebbe consultare l’oracolo sibillino per divinarlo! Al curioso, al tops dei buongustai, al manager dell’imprenditoria agroalimentare ed ecocompatibile, un invito speciale nel regno di Re Tartufo Nero di Norcia e alla sua tavola imbandita di golose norcinerie e tipicità d.o.c. con l’optional, specie per i sostenitori del turismo culturale, di una full-immersion nelle terre della Sibilla appenninica, magica custode dei misteri della montagna e di mille altri tesori…Ma questa è un’altra storia…

2. 03-03-08: Uovo di Pasqua con sorpresa per gli argonauti del mistero
Il marketing del turismo culturale va alla ricerca di sempre nuove vie di fuga per i viaggiatori dell’insolito, per quel numero crescente di single, coppie e gruppi mossi da una fatale attrazione per i circuiti poco noti, quelli al di fuori dalle mappe e dai flussi esterofili delle masse vacanziere, quei luoghi misteriosi, magici e intriganti ma ancora inviolati anche dal brand delle agenzie e dal carnet dei tour operator. Spiritualità a parte, dietro cui per lo più si cela un business a tinte losche che promette stage costosissimi alla conquista di una consapevolezza ipertrofica dispensata da guru improvvisati, quale miglior prospettiva per questi argonauti dell’ignoto (con evidenti sintomi di allergia primaverile verso il “tutto organizzato” e il “tutto incluso”) di un weekend pasquale nell’eretico ed erotico Paradiso della Regina Sibilla? Un’occasione da non perdere per eccitare il “gran simpatico” con scariche adrenaliniche ed emozioni “a rischio zero”! Quel detto nazional-popolare “Natale con i tuoi e Pasqua con chi vuoi” ben si attaglia con la “scelta” alternativa e coerentemente “eretica” (“eresia” dall’etimologia greca vuol dire per l'appunto “scelta” libera) di un contesto ambientale a tinte forti, selvaggio, impervio, che si palesa al visitatore come uno spazio in cui non si capita per caso ma ci si catapulta volontariamente, come fra le braccia di Morfeo quando, a fine giornata, non si vede l’ora di staccare la spina. Pochi sono i luoghi del Pianeta che conservano ancora intatta l’energia arcaica che li ha resi nei millenni unici testimoni del diaframma sottile fra realtà “altre”… e Monte Sibilla, la sua Grotta d’altura e il prospiciente Lago, sono il campione tutto italiano di un “mondo di mezzo” in cui la percezione si dilata travalicando i confini della coscienza consueta; ove i sensi titillati e magicamente disostruiti, si esaltano, mentre l’immaginazione diventa creazione plastica di un insperato e rinnovato equilibrio.
Ma come riconoscere in sé il cavaliere errante pronto a calarsi in un’avventura senza spazio e senza tempo e che mira a recuperare quel valore aggiunto da riportare a casa come un prezioso trofeo da integrare alla routine quotidiana? Questi luoghi tradiscono fra i sentieri di piano e di cresta, fra i sontuosi resti dei borghi diruti, fra le macine silenti dei mulini abbandonati, un passato ricco e glorioso. Questi monti, queste valli, furono per secoli crocevia di idee, scienze, culture e di un’economia che si snodava a livello europeo e mediterraneo attraverso una fitta rete di scambi e commerci. Siamo nel cuore dell’Italia Vetusta e ogni pietra, ogni lembo di terra, ogni spicchio di cielo solleticato dalle morbide cime della Catena dei Sibillini, parla un linguaggio cosmopolita ed echeggia le storiche e antropologiche radici della gens italica, celtica, e di tutti quei popoli affaccendati a trafficare nel bacino mediterraneo le merci più preziose.
Antesignana del villaggio “globale”, del market multi-etnico, dei gemellaggi oltre confine, pacifista per vocazione e ambientalista ad oltranza, la community centro-appenninica aveva al suo attivo un’economia florida di cui solo l’andamento delle stagioni e i capricci della Natura sovrana determinavano la curva ascendente o discendente. Era accogliente, curiosa, generosa nel dare e aperta nell’apprendere, sapeva ben integrare alle proprie risorse quelle altrui, pur mantenendo sempre viva e preponderante la sua identità. Ma qual era l’ “S factor” che caratterizzava l’individualità “Sibillina” tanto da connotarla e connotarne l’habitat naturale e antropico, l’immaginario collettivo, la cultura, le tradizioni e tutte le attività socio-produttive? Era Lei, la Sibilla, la Matriarca ante litteram, quel Femminile cosciente e depositario delle leggi naturali della vita e dei meccanismi per perpetuarla, quell’archetipo che si riproduceva costante e periodico per via matrilineare arricchendosi, nel corso dei millenni, di sempre nuove esperienze e conoscenze! Per dirla in termini antropologici, la società sibillina era una community matriarcale ma non (come potrebbe intendersi oggi) in contrapposizione a un’egemonia patriarcale, bensì equamente improntata alla “persona” come elemento integrale e partecipativo al benessere comune, indipendentemente dal “genere”. La leadership della Sibilla fondava sulla meritocrazia coralmente riconosciuta, e veniva misurata da fatti incontrovertibili fra cui il benessere, la felicità, il progredire della collettività e la crescita esponenziale delle risorse materiali e culturali. Fra i tanti reperti di cotanta civiltà rinvenibili nel territorio che dalla Sibilla prende il nome, emblematico è l’UOVO di calcare bianco con sulla cima scavata una specie di vaschetta, avvistato più di una decina d’anni fa semisepolto nel letto del Rio Terro, vicino a Sarnano (MC). L’uovo è l’immagine apparente della nascita di ogni vita a noi nota, di quella invisibile cellula iniziale che dopo tanto turbinare nello spazio infinito di atomi attratti e distratti, di scontri e incontri liberi e fortuiti, d’insorgere e concatenarsi di molecole innumerevoli, si acquieta in una forma ordinata e funzionale al suo fine, col suo nucleo-tuorlo, il suo plasma-chiara, la sua placenta-pellicola e il suo guscio protettivo, e trova l’ambiente più propizio per far sì che la vita si schiuda, si accresca e si moltiplichi all’infinito. Non c’è quindi da meravigliarsi se i nostri avi italico-sibillini ne avessero fatto un monumento simbolico e ancor più, con il loro spirito prammatico, si servissero della vaschetta scolpita sulla sua sommità come strumento statistico per stabilire il budget d’investimento delle loro risorse! Pare infatti che ogni anno nei periodi “pasquali” (cioè di “passaggio” fra una stagione e l’altra) si celebrasse nella comunità sibillina il “rituale” dell’uovo oracolare. Oracolare perché? Perché rivelava quale produzione tipica si sarebbe dovuta incrementare preminentemente, e questo indice di preveggenza si preparava nella vaschetta di quest’uovo di pietra, ponendo varie tipologie di prodotti (semi di cereali, ortaggi, legumi ecc.) secondo un procedimento dettato dalla Sibilla in carica e osservando, nei giorni successivi, quale germinava per prima…
Ma dire di più, sciuperebbe la sorpresa all’eretico viaggiatore che volesse sperimentare in prima persona un week-end pasquale in questo enigmatico territorio circoscritto in un Parco Nazionale… con l’intento di sollevare ad uno ad uno gli innumerevoli veli sotto cui l’odalisca, la Fata di questi Monti, nasconde i suoi misteri! Oppure, approfittando dell’occasione, molti economisti e manager del marketing internazionale, potrebbero consultare l’oracolo di questa Leader primigenia e carpirle qualche collaudato segreto, eco ed equo compatibile, per reimpostare la new economy. Comunque, con o senza Uovo, la sorpresa è garantita per tutti… parola di Sibilla!

3. 06-03-08: Pesce d’Aprile al “cacao fossile”
Dal colosso industriale perugino che continua ad appagare coi suoi famosi “Baci” svariate generazioni di mamme, mogli, fidanzate e amanti di tutto il mondo, allo scrigno nursino traboccante di “cioccolose” delizie, la strada è breve quanto agevole e diretta… basta attraversare la Valnerina e fare sosta nella splendida piana di Norcia, antico baluardo posto a confine tra i versanti umbro e marchigiano della Catena dei Monti Sibillini. In oltre vent’anni di attività imprenditoriale, Gabriele Verucci ha fatto della sua azienda artigianale un’eccellenza del marketing territoriale ben integrata nel business delle tipicità locali. L’importazione dal Ghana e dall’Arcipelago africano di São Tomé e Principe del cacao più raro e pregiato, l’aria tersa col giusto tasso di umidità e corroborata dai monti circostanti, l’utilizzo di soli ingredienti biologici di prima scelta (oltre al cacao, nocciole-Piemonte e delle Langhe, salutari noci Macadamia, tartufo nero pregiato, farro e lenticchie locali DOP ecc.), una manualità accorta e sapiente coadiuvata da macchinari e sistemi tecnologici di controllo improntati agli antichi metodi tradizionali, costituiscono il “segreto dei segreti” della bontà e del gusto inimitabile dei prodotti col marchio “Cioccolateria Vetusta Nursia”. Un brand esportato negli Stati Uniti, in Germania e soprattutto apprezzato dai Giapponesi che, dopo un sopralluogo nell’azienda nursina per attestarne l’idoneità e la nettezza ambientale indispensabili per non alterare il sapore della materia prima, hanno ospitato più volte a Tokyo meeting dimostrativi sulla lavorazione e produzione di questo cioccolato “puro” made in Italy ( www.norciaciok.it ). L’essenziale e delicata fase intermedia, cioè il procedimento che trasforma il cacao nel prodotto finito e atto al consumo di cui la cioccolateria nursina è tanto fiera, consta di tre importanti fasi: 1) miscelazione degli ingredienti a una temperatura di ca. 45° per 48/50 ore; 2) la “tempera” in cui il prodotto, portato a 29° ca. si fa colare in stampi dalle più fantasiose fogge; 3) il raffreddamento a 8° ca. per 20/30 minuti. Altro procedimento è riservato al “Ciocokrok” e al cioccolato dietetico (per iperglicemici) preparati esclusivamente col delicatissimo cacao fossile di São Tomé ormai quasi in estinzione, ed unici nel loro genere e inimitabili giacché lavorati manualmente sulla nuda pietra dal principio alla fine. Così, dopo un accurato confezionamento, il “cacao meravigliao” è pronto per far bella mostra di sé negli scaffali del mini-market aziendale e della boutique nel centro storico di Norcia o per essere esportato oltralpe e oltreoceano a testimoniare, con il motto “Amore e Passione per il Cioccolato” il know-out di un’impresa che ha saputo ben coniugare tradizione e innovazione con le risorse e le tipicità locali. E non pensate a uno dei suoi squisiti “pesci d’aprile” se Verucci, con sorriso sornione, vi racconta che il suo cioccolato è “vivo e respira”, perché il cacao mantiene in tutte le fasi della lavorazione un elevato potere di assorbimento e una incredibile sensibilità reattiva all’ambiente fino a contagiarsene, parimenti a quanto lo contagia coi suoi sublimi effluvi e il suo personalissimo, vellutato e inimitabile gusto!

4. 05-04-08: Infernaccio: itinerario (s)consigliato ai “peccatori” della new-economy.
Così come nella Comedia dantesca, oggi tornata tanto in auge grazie alle performance di Roberto Benigni, la discesa del Poeta all’Inferno preludia la sua ascesa al Paradiso, anche prima di accedere al magico Paradiso della Regina Sibilla, mitico oracolo dell’Appennino, è d’obbligo attraversare le Gole dell’Infernaccio.
Trattasi di un vero e proprio “orrido” racchiuso fra picchi rocciosi e forre fitte di vegetazione che costeggiano le tumultuose acque del fiume Tenna, a partire dalle sorgenti (a quota 700/1000 mt. s.l.m.) fino quasi a valle, ove giungono fresche e chiare all’imbottigliamento nello stabilimento Hostbrook s.p.a. in località Tre Ponti (Montefortino – AP) per transitare, col brand Tinnea (www.tinnea.it) e lo slogan Natura in bottiglia dai M.ti Sibillini, nel circuito del marketing milionario dell’ORO BLU. Ma chi volesse dissetarsi “gratis” alla sorgente di questo preziosissimo bene collettivo (sulla cui privatizzazione tanto si discute), dovrà guadagnarsi il sano refrigerio dopo due ore buone di trekking, risalendo l’irto sentiero che si inerpica sugli strapiombi alternati a lussureggianti faggete, a ponticelli naturali invasi da muschi odorosi e felci d’argento, su su lungo il letto pietroso che appare e scompare, ora inabissandosi tra gli anfratti oscuri della montagna, ora riapparendo in scroscianti cascatelle nelle radure ombrose a formare invitanti pozze naturali.
Alle Gole dell’Infernaccio, da cui si accede ad altri luoghi dei M.ti Sibillini dai toponimi maledetti, come Passo Cattivo e Pizzo del Diavolo, l’eco lontana di leggende popolari attribuisce l’impraticabilità dall’autunno alla primavera inoltrata e, anche nella bella stagione, consiglia estrema prudenza, specie quando il cielo minaccia improvvisa tempesta. Si narrava, infatti, che nelle profondità di quel canyon scolpito dal prorompente e costante turbinio delle acque, andassero a scaricarsi fulmini, saette, furie sismiche, uragani e tutte le più terribili forze della natura… ed erano frequenti incontri di terzo e quarto tipo, giustappunto con dèmoni o infere creature celate sotto le mentite spoglie di splendide Fate sensuali e prodighe, ma che nascondevano sotto sontuose e scollacciate vesti, orripilanti piedi caprini. Questo lembo di mondo posto a confine con realtà “altre”, ma atto parimenti a esorcizzare le più inconsce paure umane, offre anche oggi ambigue e contrastanti emozioni, riflettendo nel suo surreale scenario, come in un magico specchio, desideri, pulsioni, tensioni di chi vi transita e, complice la forte conduzione magnetica dell’elemento acqua che vi predomina, ne rende fluido e pregnante ogni istante di permanenza fino ad annullarne la dimensione temporale. Può succedere di capire, così, che è tramontato il sole solo quando si intravede la falcata luna… di vedere improvvisamente apparire un immenso prato viola e, quasi scioccati dall’insolito colore, avvertendo l’impulso di attraversarlo, sentirsi improvvisamente accarezzare la pelle dalle ali vellutate delle miriadi di farfalline che vi si alzano in volo … di scoprire a maggio l’inimitabile e dimenticato sapore delle fragoline di bosco che occhieggiano tra i rovi, peccando di gola fino a rimpinzarsi… di oziare all’ombra per delle ore, cullati dalla musica del vento e dal chiacchierio argentino dei rivoli in rincorsa verso il torrente… Proseguendo in questo infero girone di peccati, in questo vortice di sensi esaltati, in questa pan-bucolica riserva di ogni diavoleria e alchimia della natura, il sentiero per le sorgenti di Capotenna a un certo punto si biforca e, sulla destra, appare all’improvviso una deviazione alternativa: un insieme di tornanti in salita girano intorno a un dolce e verde pendio immettendo nel catartico e mistico percorso verso l’Eremo di S.Leonardo. Fino a qualche decennio fa, vi sorgeva una graziosa chiesetta ben mimetizzata tra le rocce e i rovi, posta in posizione speculare alla famosa Grotta oracolare della Sibilla Appenninica, e risalente a un’epoca in cui religiosità e laicità si fronteggiavano “sportivamente” nella community sibillina, dividendosi equamente risorse e investimenti per il collettivo benessere. Ma purtroppo questo baluardo dell’antica par-condicio delle terre della Sibilla, è stato demolito dal santo zelo di un Frate Cappuccino che, edificando al suo posto una specie di cattedrale di indubbio stile gotico, entrata nella filiera marchigiana dei pellegrinaggi a Santuari ed Eremi, ha mostrato un inusitato fiuto per il business utilizzando il naturalistico, quanto trasgressivo passaggio per l’Infernaccio, come necessaria penitenza per poter accedere alla remissione dai peccati e salvarsi l’anima, con evidente richiamo al Purgatorio dantesco. Lasciando al Frate la moralizzazione delle coscienze nel rispetto dei suoi scopi e intendimenti, e superato l’Eremo, si può proseguire il sentiero verso la Cascata Nascosta ove sarà possibile, con una fredda doccia salutare e tonificante, ritemprare non solo l’anima, ma pure mente e corpo per prepararsi a mandare… all’Infernaccio qualche incallito peccatore di nostra conoscenza.
Da chi cominciare? La scelta è imbarazzante, anche perché non basterebbe un apposito vocabolario per elencare in ordine alfabetico i peccatori capitali (o… del Capitale? Fate vobis!) che dominano il mondo del business e della new economy! Ma in fin dei conti, peccare “umanum est” e perché non provare a invitarli a perseverare diabolicamente, in una full-immersion fra i gironi dell’Infernaccio, per assaporare il frutto, ormai quasi proibito, della propria vera umanità? Siate certi, comunque, che la riscoperta di quell’autenticità, a cui solo una natura incontaminata e selvaggia può stimolare, non farà correre il rischio di mistiche crisi e tardivi pentimenti, anzi, infonderà nuove energie e tanta tanta voglia di tornare a peccare, sebbene più intelligentemente… parola di Sibilla!


Postato da annamaria alle 23:44



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